mercoledì 20 giugno 2018

Recensione "L'invitato" di Massimiliano Alberti

Buon pomeriggio ragazzi, come procedono le vostre letture?
La mia ultima lettura, di cui vi parlerò oggi, è l'esordio di un autore italiano che ha deciso di mescolare l'arte alla narrativa. L'autore è Massimiliano Alberti e il suo romanzo d'esordio è "L'invitato"


SCHEDA TECNICA QUI

Trama:
Tre amici, quelli di sempre. Leo, Kevin e Tom. Dopo anni di scorribande nella sonnolenta Trieste, la loro città, si separano per poi ritrovarsi a Vienna. Qui è Tom a convocare Leo - vero protagonista del libro - e Kevin, per coinvolgerli nel progetto di una galleria dedicata alla Pop Art. Ma, in un susseguirsi di colpi di scena e di innamoramenti, tra alcol, eccessi e grame figure, sempre sul filo dell'autoironia, devono via via fare i conti con le loro differenze caratteriali e con una stridente diversità di aspettative. Un disilluso affresco della nostra società in una Vienna che fa da cornice classica a uno stile... del tutto Pop.



“Nell’atmosfera asburgica Leo mulina supponenza e insolenza come se fossero una spada. E pazienza se colpirà alla cieca: saccenti critici, arrampicatori sociali, giovani e belle donne abbacinate dal lusso, ma anche gli amici di sempre, fedeli maggiordomi, innocenti studentesse. Tutti fatti a fettine. A scatenare il giovane è un disagio interiore, l’inadeguatezza etnica del disprezzato italiener al cospetto dell’aristocrazia dell’aquila bicipite: illuminata ma irraggiungibile”. (Francesco De Filippo)

“Massimiliano Alberti non ha a disposizione il rosso, il giallo, il verde o il blu… ma solo il bianco della carta e il nero della sua penna. E i suoi dialoghi vivaci, ironici e a volte velati da una certa melanconia, diventano figure colorate che esplodono nel nostro immaginario. Forse, un altro sipario si apre al Neo-Pop”. (Alberto Panizzoli)

“Quello di Alberti è un romanzo quasi teatrale, un caleidoscopio di maschere esistenziali quotidiane sempre pronte a cadere ma che si rivelano, però, terribilmente reali. L’autore sa bene, e lo dimostra, come nascondere la verità e svelare la finzione” (The Leading Guy)


Recensione

Il romanzo d'esordio del triestino Massimiliano Alberti è una di quelle letture che scorre via in pochi pomeriggi, se estivi ancora meglio. È un romanzo semplice e colorato nonostante la scelta di un linguaggio sfarzoso e non così diffuso nella narrativa contemporanea.

In "L'invitato" si parla di amicizia, di arte (Pop nello specifico) e di Leo. Leonardo è la voce narrante e protagonista spocchioso e presuntuoso dell'intero libro (tra me e lui non è esattamente scattata la scintilla). Leo dice di vivere di scrittura ma a conti fatti è solo un trentenne che nella sua vita non ha ancora messo su nessun progetto concreto. La sua àncora di salvezza è Tom: ricco amico di infanzia che ha deciso di aprire una galleria dedicata alla Pop Art a Vienna e che ha avuto l'idea di coinvolgere i suoi due compagni d'avventura, Leo e Kevin.

L'intera storia ruota attorno a questi tre uomini che si godono tutti gli eccessi che Vienna può offrire. Tra il lusso di un attico che sembra fatto di cristallo, eventi con i personaggi più influenti dell'alta società, alcol e abiti costosi si intravede anche un velo di umanità e sentimenti. I tre protagonisti, nonostante la loro continua ricerca della perfezione e del piacere, non sono immuni all'amore. Un sentimento che nonostante sia presente in tutte le pagine del romanzo, rimane però per i protagonisti sempre qualcosa di materiale.

Il materialismo è forse strettamente collegato ed essenziale per chi è alla continua ricerca del bello, su questa base ho provato a giustificare il comportamento e i tratti caratteriali dei protagonisti pur non condividendoli quasi mai. L'estetismo non è una corrente filosofica/artistica che mi convince ma ciò nonostante mi sono immersa nella lettura di questo libro e mi sono lasciata intrattenere da questa nuova "dimensione".
Più che la storia in sé, ho apprezzato il modo in cui l'autore ha raccontato la Pop Art. Più che spiegare la corrente artistica, il singolo pittore o un'opera, ha reso l'intero libro Pop.
I protagonisti (che personalmente ho odiato ma questo non importa), il contesto sociale, il luogo scelto per ambientare la storia, il linguaggio utilizzato... tutto serve a far capire cos'è la Pop Art.

In un'intervista (qui potete leggerla per intero) Massimiliano Alberti dichiara:

La Pop Art è come una canzone che devi ascoltare almeno due o tre volte prima che riesca a entrarti dentro. Però, poi, quando comincia a far parte di te, ti rivela cose meravigliose. E anche un’opera d’arte la devi guardare almeno due o tre volte, e con attenzione, per poter iniziare a capire che cosa voleva esprimere l’artista, la persona che l’ha realizzata. E la Pop Art, nel libro, diventa parola. Assume una forma nuova: arte, immagine, e infine parola. La storia “L’invitato” è contemporanea, immersa nella classica di Vienna, così come Marilyn in Pop Art ha attorno a sé una cornice tradizionale.

Consiglio questa lettura in particolar modo agli amanti dell'arte ma anche a chi ha voglia di leggere qualcosa di diverso dalla narrativa contemporanea. Lo sconsiglio a chi è in cerca di una storia introspettiva e particolarmente coinvolgente a livello emozionale perché "L'invitato" potrebbe non essere il libro giusto. 

2 commenti:

  1. Non conoscevo!
    Reduce da un altro romanzo che parla di arte (Guasti, stranissimo: te lo consiglio, e ne parlo domani), segno ma non per il momento. :)

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    1. Vado a leggere la tua recensione anche se devo confessare che i libri sull'arte non sono proprio il mio pane quotidiano. Preferisco altro ;)

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