venerdì 27 aprile 2018

Recensione "La casa del padre" di Karen Dionne

Buon pomeriggio ragazzi,
come procedono le vostre letture? Per me è un anno molto positivo perché, con mia grande sorpresa, mi sto avventurando nella lettura di thriller davvero piacevoli.
Ed è il genere del libro che ho terminato un pò di giorni fà: La casa del padre di Karen Dionne, un thriller psicologico e introspettivo.


Trama:
Se vi dicessi il nome di mia madre, lo riconoscereste al volo. Era famosa, anche se non avrebbe voluto. Se vi facessi il suo nome lo riconoscereste, e poi vi chiedereste che fine ha fatto… Nonostante tutto, Helena Pelletier è riuscita ad avere la vita che voleva: un marito che ama, due figlie bellissime, un lavoro che le riempie le giornate. Finché, un giorno, un brutto giorno, sente un annuncio alla radio, e capisce di essere stata un'ingenua a credere di poter dimenticare il passato. Perché lei ha un segreto. Qualcosa che non ha rivelato neanche al marito, qualcosa che ha a che fare con la sua infanzia, con quella madre famosa suo malgrado, e con il padre la cui casa non era altro che una capanna nei boschi del Michigan. È lì che Helena ha vissuto i suoi primi dodici anni, nella foresta, senza luce né acqua corrente, senza un'anima a parte loro tre. E ha amato quella vita selvaggia, il fiume, la caccia, ha amato suo padre, quel padre brutale e amorevole a un tempo che le ha insegnato tutto quello che sa. Quel padre dal quale è dovuta scappare e che è finito in prigione. Sono passati quindici anni quando Helena sente alla radio che lui è evaso, e sa di essere in pericolo, proprio come tanti anni fa. Soprattutto sa di essere l'unica al mondo a poterlo catturare di nuovo.


Recensione
Decidere di avventurarsi nella lettura di un libro del genere che più si ama ha i suoi lati positivi e i suoi lati negativi: da una parte il fatto che sia una storia thriller me lo fa piacere un pizzico in più, dall'altra, le aspettative sono più alte rispetto al resto dei libri. Con "La casa del padre" per fortuna mi è andata bene perché oltre ad essere un thriller è anche molto introspettivo, il che ha reso la lettura ancora più piacevole. A parer mio infatti, una buona storia thriller, per esser considerata tale, non deve limitarsi alla narrazione dei fatti. Un susseguirsi di rapimenti, omicidi, ecc... non lasciano nulla al lettore se non sono affiancati da un'introspezione psicologica della persona rapita o anche del killer di turno.

Karen Dionne si è completamente immersa nei panni di Helena, protagonista e voce narrante di questa triste e agghiacciante storia. Purtroppo telegiornali e stampa ci hanno abituati a storie di omicidi e di violenze sessuali. Quando però una di queste squallide persone oltre a violentare fisicamente una donna, la rapisce, la costringere a vivere isolata per anni, le fa mettere alla luce una figlia e continua a tenere prigioniere entrambe... bhé, a questo siamo meno abituati, questo fa ancora più male.

In "La casa del padre" conosciamo una Helena ormai adulta. Una donna che ha cambiato cognome, si è trasferita, si è lasciata il passato alle spalle. Lei è il frutto di un abuso, suo padre è il mostro della palude. Ha rapito sua madre quando era solo una ragazzina, l'ha portata in una casetta sperduta nella palude e lì l'ha tenuta prigioniera per 14 anni. Dopo soli 2 anni di prigionia è nata lei, Helena. 
Per chi non conosce il mondo, non c'è nulla di strano se nella casetta non c'è la corrente elettrica, se non si va a scuola, se non ci sono altri bambini o persone nelle vicinanze, se occorre andare a caccia per poter mangiare un pò di proteine. Non c'è nulla di strano se il padre per educarti ti chiude in un pozzo per ore, o ti tira una martellata su un dito, o tenta di affogare la madre in un secchio. Non c'è nulla di strano, al punto che agli occhi di Helena, il padre/mostro è un uomo da rispettare, emulare e amare. 
È proprio questo il paradosso, per quanto assurda sia la situazione e per quanto agli occhi del lettore quell'uomo sia da sbattere in cella e buttare le chiavi, per Helena è diverso. Dentro di lei emozioni contrastanti sono in lotta, anche quando lo stesso uomo che ha rovinato la vita di sua madre e ha privato lei di un'infanzia normale, evade dal carcere. In Helena si scatena paura, rabbia, voglia di riscatto, orgoglio ma anche un pizzico di malinconia verso quel mostro che le ha insegnato ad essere la donna forte e coraggiosa qual'è.

Queste emozioni Helena ce le racconta in prima persona, con un ritmo lento e delicato, soffermandosi sui dettagli di un passato assurdamente crudele ma così eccitante agli occhi di una bambina.
Un racconto intimo e introspettivo quello che ci regala l'autrice Karen Dionne, un thriller diverso dal solito ma estremamente interessante e appassionante.

Lo consiglio a tutti coloro che hanno voglia di avvicinarsi al genere thriller senza storie troppo cruenti, splatter, complicate, ecc... Ma lo consiglio soprattutto a chi a questo genere ci è già affezionato, vi piacerà!

 

2 commenti:

  1. Pochi personaggi, poco intreccio, apparentemente poca sostanza. Eppure si regge sul filo, sorprendentemente bene. Brava, la Dionne. Mica come Mio assoluto amore...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, non dirmelo. Devo ancora iniziare "Mio assoluto amore", proprio non va?

      Elimina